Ritiro del contingente militare italiano in Afghanistan

Il contributo di Michele Usuelli in vista del Congresso di Radicali Italiani.

In vista del congresso di Radicali Italiani, chiedo che la mia famiglia politica discuta, a partire da una posizione non violenta gandhiana e non pacifista ad ogni costo, la richiesta al Governo italiano di dare un segnale di graduale disimpegno militare, spostando una piccola ma significativa parte del nostro budget militare in iniziative a sostegno della salute sessuale riproduttiva delle donne afghane, incluso il servizio di contraccezione, in collaborazione con UNFPA e con il dipartimento di salute materno riproduttiva del governo Afghano.

Potete leggere il mio contributo qui.

Qui di seguito trovate invece lo stimolante confronto avuto sul mio profilo Facebook personale con Gianfranco Spadaccia, storico leader radicale e Presidente di Più Europa:

Gianfranco Spadaccia E se il ritiro “gandhiano” di ogni contingente ONU (perché solo italiano?) spiana la strada al controllo dei talebani su gran parte del paese, pensi che lascerebbero operare per la salute sessuale degli e delle afgane? Mi sembrerebbe difficile in quel caso distinguere fra azione gandhiana e pocifismo a tutti i costi.Può darsi però che tu se sappia di più e che questo rischio sia ormai superato e l’Afganistan abbia ormai sconfitto i talebani, superato le sue spinte centrifughe e trovato un solido equilibrio democratico. Quanto a Gandhi non ha mai chiesto lo scioglimento dell’esercito indiano e, durante la seconda guerra mondiale, imprigionato dagli inglesi, non ha mai predicato la diserzione dai contingenti indiani coinvolti nella guerra ai giapponesi, ai tedeschi e agli italiani.

Michele Usuelli Caro Gianfranco Spadaccia, ottimo commento. Lo stallo nel processo di pace era determinato dal fatto che i talebani si rifiutano di parlare con il governo afghano, ma pretendono che si siedano al tavolo gli americani. Ciò sta avvenendo, a partire dalla scorsa estate, come più volte documentato dal NY times. Gli incontri avvengono a Doha. Nella prima decade di settembre, il segretario della difesa americana ha dischiarato che l’ambasciata USA a Kabul impiegherà più staff dedicato al processo di pace. Poi i talebani non sono tutti uguali; alcune fazioni importanti sono per una spinta graduale verso la pace. Noi dobbiamo arrivare a parlare con loro come Pannella fece con i terroristi. Inoltre la scorsa festa di eid (fine Ramadan) ha per la prima volta in 20 anni, visto un accordo di cessate il fuoco (rispettato) tra Governo Afghano e Talebani. Infine non possiamo, da radicali, non considerare 150 afghani che da mesi girano a piedi il paese x una marcia della pace. Ricordo Pannella che mi raccontava delle marce antimilitariste dei radicali. Perciò, non chiedo certo un ritiro unilaterale, ma una piccola riduzione del budget militare italiano in Afghanistan, sarebbe un segnale ai nostri alleati americani (innanzitutto), che anche noi crediamo in ciò che loro dichiarano. Non è pertanto, caro Spadaccia una operazione tutto o nulla, ma la parola di orine è gradualità, diverting budget, e valutazione di ciò che un passo graduale determina per poi decidere quale prossimo passo. Per questo ti chiedo di aderire alla mia mozione, evidentemente da emendare. La ho presentata così, volutamente troppo netta, per suscitare un dibattito. Grazie, davvero! per la tua attenzione.

Gianfranco Spadaccia Grazie della precisazione e delle informazioni. io avevo visto lo svolgimento delle ultime elezioni, caratterizzato da una vasta partecipazione anche femminile sotto la minaccia delle bombe dei terroristi. Non ne so molto ma ritengo che gli arbitri di soluzioni negoziali e di pace, sia pure con la partecipazione americana (l’ONU purtroppo è sotto natftalina), dovrebbero essere gli stessi afgani. quanto alla proposta ci penserò.